BYE BYE, EUROPA

di DONATO GERVASIO

GUIMARAES - Chissà come si dice «imbarazzati» in danese, e magari in svedese. Noi lo siamo come non mai, tra una lacrima ed un sorriso. L’Italia esce dagli europei al primo turno, non riuscendo a superare nemmeno un girone composto da tre squadre che – lo so – all’inizio risultavano soltanto tre squadrette. Lo «schianto» di ieri sera è stato troppo fatale. Ci sarebbe voluto un romanziere per immaginare un finale del genere. Perché il finale spiega tutto: prima, s’era capito poco, dopo aver sospettato molto. In pochi minuti, è accaduto quello che, secondo logica, doveva accadere: l’Italia vince contro la Bulgaria, dopo aver giocato un tempo (qualcuno avvisi gli azzurri che le partite, anche in Portogallo, durano novanta minuti). Danimarca e Svezia pareggiano 2 a 2. Cassano piange, intorno pioviggina, noi andiamo a casa. Un finale nostalgico e portoghese: mica tanto bello, diciamocelo.
Saranno contenti adesso, i giornali di Lisbona, che stamattina scrivevano, si divertivano sulla nostra immagine, nella loro lingua incomprensibile. Quel 2 a 2 svedese in extremis ci spedisce a casa. Però diciamocelo: non conta, quello che i cuginetti del Nord possono aver combinato. In questo pasticcio ci siamo cacciati da soli.
Gli stadi hanno un umore, come le mogli. Si capisce che quello di ieri era strano. Poca tensione, poco pubblico, poca voglia italiana: come se non ci credesse nessuno, a questa qualificazione. Un’aria da notturna estiva, in un posto di mare. Solo in una curva, sopra la porta di Buffon, un tripudio di bandiere bianche rosse e verdi: peccato che fossero bulgare.
Primo tiro al 12’: loro. Un minuto dopo tocca a noi: tira Fiore, Del Piero dimostra subito che, per lui, neanche questa sarà serata. Poi il rigore per loro, l’idea del naufragio. L’arbitro russo non ci aiuta, ma i tiri, che nel primo tempo sono stati sette, diventano venticinque. Osservo Del Piero, e poi Vieri: fanno quasi tenerezza, ci provano e non ci riescono. Cassano ha l’aria di riuscirci anche se non ci provasse.
Finisce qui, sotto le luci al neon che tagliano la pioggia, quest’Europeo cominciato male e finito peggio. Che peccato, perché alcuni azzurri hanno giocato bene: oltre a Cassano, Zambrotta, che ha tirato una castagna prodigiosa a venti minuti dalla fine; e Panucci, che non si spettina mai; e Buffon che è partito come un missile all’84’ per tirar fuori dalla porta un tiro che sarebbe valso l’umiliazione. Forse meritata, forse no. Ma è meglio che non ci sia stata. Meglio che Guimarães - due partite, una pessima nel caldo e una assurda nella pioggia - resti il luogo del rimpianto collettivo, non del dramma sportivo.
Guimarães: sembra l’attacco perfetto di una poesia, o il titolo ideale per un quadro. Il calcio deve avere le sue scenografie: quest’angolo bagnato d’Europa è perfetto. L’avete detto tutti, lo scrivo anch’io: non si doveva arrivare all’ultimo minuto dell’ultima partita per vedere la prima vittoria. Non si doveva lasciare ai cuginetti del Nord quella tentazione.
Certo: adesso, da parte nostra, sarebbe bello un po’ di stile e silenzio. Al massimo un sorriso (e una fetta di torta) quando vedremo l’amico scandinavo che vuol farci la lezioncina. Ma temo sia impossibile.