La festa dei caposelesi per la promozione dell’Avellino in serie B DENTRO LA BOLGIA BIANCOVERDE

di DONATO GERVASIO

Dalle strade cittadine si odono gli strilli dei clacson festosi. Sono ancora lontani, nell’abitato dei Piani Merola. Qualche minuto fa dal parcheggio del santuario di San Gerardo sono giunti degli spari, a metà tra fuochi pirotecnici e colpi di artiglieria pesante (ma dove li avete comprati quei fuochi?). Qualcuno, data l’incredibile somiglianza, ha pensato che fossero giunti a Materdomini degli integralisti islamici intenti a rapire qualche redentorista. Per fortuna si tratta di tutt’altro: sta per avere inizio la megasfilata per la megapromozione dell’Avellino in serie B. Sono le 21 di lunedì 19 giugno. Ci vuole ben poco per capirlo: il suono dei clacson inizia presto a schiarirsi e le vetture si stanno avvicinando, percorrono l’ultimo tratto di via Aldo Moro. Da molti punti del paese è già possibile vederle: una lunga colonna di fari bianchi, stop rossi e indicatori di direzione arancione intermittenti.
Presto la colonna di luci bianche, rosse e arancione giunge nel centro urbano della lussureggiante Caposele, trasformandosi in un oceano di sciarpe e bandiere biancoverdi, ora ben visibili. Sono passate da poco le 21. Con un gruppo di baldi giovani aspettiamo la combriccola in piazza XXIII novembre, come se fossimo sullo Stelvio ad aspettare il Giro d’Italia. Mancano solo macchine fotografiche, panini e bottiglie d’acqua. La prospettiva è ottimale per godersi la parata biancoverde. La sfilata dei lupacchiotti spunta in Corso Europa. Si intravedono le punte delle bandiere più gigantesche. Poi spunta una Uno rossa conciata da stadio: trombe, altoparlanti e tanto biancoverde. E’ la testa della carovana biancoverde. Il rumore dei clacson adesso è assordante. La Uno rossa giunge davanti a noi, prosegue. Dietro di lei le altre vetture, tappezzate di sciarpe e bandiere biancoverdi, che la seguono. All’improvviso appare lo sfottò più amaro: i manifesti a morto per il Napoli, con tanto di cordoglio da parte dei tifosi avellinesi e di data in cui celebrare le esequie, il 19 giugno. Sono attaccati numerosissimi su alcune auto, poggiati solo sul cruscotto su altre. Ma quasi tutte ne hanno qualcuno. C’è spazio anche per il fuoriprogramma di Nicola Melillo che, forse stressato da questi ultimi quattro mesi in cui non ha discusso d’altro che dell’Avellino, finisce per tamponare con la sua Punto bianca, proprio davanti a noi, la vettura che lo precede. Nessun danno: solo un piccolo botto e qualche risata degli “spettatori”. L’interminabile fila indiana di vetture dalle quali fuoriescono da ogni lato bandiere, sciarpe, persone che le sorreggono, continua. Lungo Corso Europa e via Roma la combriccola del Lupo procede lenta, ogni tanto si blocca, imbottigliata nell’angustia del nostro paese. La vivacità degli irriducibili biancoverdi incentiva i passanti ad accodarsi ed infatti presto in molti si inseriscono con la loro auto nella colonna a strombazzare col clacson. La carovana biancoverde percorre soli due giri nelle strade cittadine. Poi riparte per Materdomini. Qualcuno resta indietro, perde il gruppo, girovaga solitario per le strade cittadine. Poi, come una pecora smarrita, ritrova il suo gregge. La carovana si ricompatta nel parcheggio del santuario di San Gerardo. Il festone volge al termine: consumano i pochi fuochi rimasti. Due, tre spari ancora. La festa è finita.

21 giugno 2005