I giovani leoni dell Olimpia e la rinascita del calcio a Caposele
C'è stato un tempo,
non troppo lontano, in cui il calcio a Caposele era sparito. Tra il 2002 ed
il 2004 nessuna squadra Caposelese si era iscritta a tornei ufficiali d’alcun
genere (andatevi a rileggere il nostro un vecchio
articolo sull'argomento). I catastrofisti ipotizzavano che, finito il
calcio, di lì a poco sarebbe andato in rovina pure il resto dal paese,
così saldamente legato alla sua vocazione alla pedata. Stranamente
quegli anni bui erano venuti dopo anni di dualismo, di doppie società
( l'Olimpia e l'U.S. fino ai primi anni 90, Olimpia e Caposele Tour a fine
millennio), di aficionados calcistici che parteggiavano per l'una, per l'altra
o contro entrambe. Gli anni bui avevano seguito anni di grande fervore calcistico,
segnati da inevitabili rivalità ma vivi, sintomatici di un paese che
voleva correre e prendere a calci un pallone e non solo quello!
All'inizio del nuovo millennio, invece, il paese sembrava essersi arreso pure
sul campo di calcio, adagiato sul suo immobilismo secolare, cullato noiosamente
dalle sue ipotetiche acque. Il paradosso era costitutito da uno stadio di
grande livello, con un terreno erboso unico nella zona, adibito ad ospitare
solo squadre in ritiro. Non un caposelese calpestava quel magico prato, nessun
tifoso poteva esultare sugli spati per un gol della squadra del suo paese.
L'assurdità ebbe fine nel 2004 con la nascita di una società
calcistica che si iscrisse alla terza categoria, vincendo immediatamente il
campionato e risvegliando una passione calcistica che il paese covava da anni.
Da allora è nata una nuova fase sportiva per Caposele, una fase matura
e responsabile che ha partorito due società calcistiche non in competizione
tra loro ma complementari. La A.C. Caposele, che sta dominando il suo girone
in terza categoria, si occupa del calcio senior mentre la rinvigorita Olimpia
Caposele, forte della sua ultraventennale esperienza, si occupa dei campionati
giovanili.
Finito questo doveroso excursus
storico, precisato che non mi occuperò dell’A.C. Caposele (le
cui vicende sono già ampiamente trattate sui siti SelaCapo
e ArsWeb),
scordato completamente quello che in realtà avevo voglia di scrivere
(!?!) vado a parlarvi di un dream team giovanile che sta facendo parlare di
se tutta l'Alta Irpinia: i giovanissimi di mister Roberto Notaro.
Sembra che sui campi calpestati da questi baldi ragazzi non cresca più
l'erba! Stanno dominando ogni avversario, vincendo una gara dopo l'altra con
prestazioni di notevole levatura tecnico-tattica. Dopo sette giornate i giovani
leoni caposelesi sono a punteggio pieno e, già che c'erano, si sono
pure permessi durante le feste di Natale di sconfiggere un team di vecchie
glorie messo insieme dal sottoscritto!
Quello che sorprende, oltre all'impressionante
striscia di successi consecutivi, è la maturità tattica della
squadra. Credo di poter tranquillamente affermare che mai si erano visti a
Caposele tanti giovani calciatori così disciplinati tatticamente, giocatori
che a 14 anni hanno già chiaro in testa che il calcio è uno
sport di squadra e non uno gara di slalom individuale.
Non tutti gli sportivi locali se ne sono avveduti, ma in paese è in
atto la rivoluzione copernicana del pallone, il passaggio dal medioevo al
rinascimento della pedata, l'evoluzione delle scimmie antropomorfe, con la
testa china a guardare la sfera, in un homo erectus che alza la testa e scopre
un nuovo orizzonte calcistico fatto di passaggi, inserimenti sulle fasce e
verticalizzazioni! E non dite che sto esagerando! In cinquant'anni le limitate
dimensioni del campo Liloia hanno prodotto sostanzialmente tre tipi di calciatori:
lo spazzatore cingolato, il mediano scavatore ed il dribblomane dalla testa
china! Chiunque abbia assistito a qualche partita di torneo estivo sul polveroso
campetto "al di la del fiume" non ha potuto fare a meno di notare
queste categorie predominanti ma per chi è distratto mi permetto di
descriverle brevemente:
Lo spazzatore cingolato ha solitamente un solo compito da svolgere: scaraventare la palla il più lontano possibile, preferibilmente al volo e verso le linee laterali. Qualsiasi cosa che si frapponga tra lo spazzatore e la palla (fango, gambe avversarie) viene spazzata via a sua volta. Impostare l'azione offensiva partendo dalla linea difensiva non gli è mai passato per la mente. Per lo spazzatore cingolato l'attaccante che sta marcando non è un essere umano e, conseguentemente, non gode di nessun diritto all'incolumità fisica
Il mediano scavatore ha un indole guerresca. Per lui il centrocampo è una trincea in cui le avanzate nemiche si devono obbligatoriamente arenare, costi quel che costi. Il suo fisico è solitamente di tipo nehandertaliano, piccolo, compatto ed irsuto, con due cosce belle polpose per poter meglio affrontare i contrasti. A differenza dello spazzatore cingolato, il mediano scavatore quasi mai cerca di allontanare il pallone al volo. Egli avanza imperterrito e fiero incontro al portatore di palla avversario affrontandolo con un'azione di sfondamento. Quando un giocatore di questo tipo incontra un avversario suo simile i duelli diventano epici. Lo scavatore usa volentieri anche l'arma della scivolata, non certo un'elegante scivolata alla Nesta, ma più che altro un entrata a rullo che prevede il rotolamento sulla polvere del Liloia di tutto il corpo. E' inutile aggiungere che a fine gara i mediani scavatori sono chiaramente riconoscibili dal completino completamente ricoperto di polvere (di fango se piove).
Il dribblomane dalla testa china è convinto che il calcio sia uno sport individuale in cui ti danno un punto per ogni giocatore dribblato. La sua aberrazione è spesso prodotta da un infanzia trascorsa in un quartiere con pochi bambini in cui si giocava sempre uno contro uno (il famoso iucamu a scartà). I suoi dribbling sono fini a se stessi ed avvengono in qualsiasi direzione ed in qualunque punto del terreno di gioco. Il dribblomane è spesso un giocoliere con la palla tra i piedi, un maestro della finta ed ha l'innata capacità di acquisire rapidamente dalla TV nuovi modi per saltare l'avversario. Quando Mancini ha rimbambito il difensore del Lione la scorsa stagione con quelle finte ripetute, ci siamo dovuti sorbire mesi di tentativi simili!
Le smisurate dimensioni
del campo Palmenta hanno dunque contribuito ad andare oltre questi devianti
modelli di gioco, facendo finalmnte maturare un calcio vero a Caposele, un
calcio che vale la pena di guardare e che merita di essere aiutato. Non ci
resta che applaudire i dirigenti e i giocatori dell'Olimpia e della A.C. che
hanno reso possibile la rinascita calcistica di Caposele.
Cari sportivi caposelesi
quando vi si avvicina un dirigente o un calciatore di una delle compagini
calcistiche per chiedervi di acquistare il biglietto di una sottoscrizione
a premi non siate dunque di braccino corto, elargite generosamente che è
per una giusta causa. Se è rinato il calcio a Caposele magari si inizia
a riprendere pure il resto del paese.
J.N.
Caposele, 5 febbraio 2008