Chi ha ucciso il calcio a Caposele?
C’era un tempo, lontano non più di pochi mesi a dire il vero, in cui il nostro paesello poteva permettersi il lusso di avere due squadre di calcio. Come i milanesi, i romani, i genovesi i caposelesi si trovavano nell’invidiabile condizione di avere sempre una partita da vedere nel loro paese la domenica. E per giunta lo spettacolo era gratis. Qualcuno obietta che quello non era calcio, erano solo ventidue allegri giovanotti, sgraziati, che rincorrevano una sfera di cuoio mortificata dai rimbalzi irregolari del terreno finto-erboso del nostro stadio comunale. Lontani anni luce dal “professionismo” di altre compagini della provincia. Ma io dico che quella era la vera essenza dello sport. Senza beccare una lira, sudando più di quanto si potesse sudare, buttandosi a scivolata nel fango senza neppure valutare la possibilità che poi la doccia avrebbe centellinato l’acqua calda.

Aprile 1999: L'ultimo derby! Nello stadio di Valva l'Olimpia Caposele e il Caposele Tour si affrontano per l'ultima volta. Il Tour sarà promosso in prima categoria alla fine del torneo ma si ritirerà dopo un solo torneo. L'Olimpia sopravviverà invece solo per un altro anno fino all'annuncio della non iscrizione da parte del presidente Generoso nel settembre del 2001.
Negli anni in cui
giocavo a pallone per i campi della provincia una cosa mi ha sempre fatto
invidia. In ogni paese in cui andavamo a rincorrere quella caspita di sfera di
cuoio di cui sopra, c’era un momento in cui odiavo il posto in cui ero nato.
Quando uscivamo sul terreno di gioco per un timido ed affrettato riscaldamento
(di solito si arrivava giusto in tempo per il riconoscimento!) quasi dappertutto
sentivamo le imprecazioni degli spettatori, quell’invito a ritornarcene a casa
perché non avevamo speranza contro la squadra ospitante di turno. Da noi questo
non accadeva mai. Uno potrebbe dire: “è un segno di grande civiltà da parte
dei Caposelesi rispettare l’avversario”…..grande civiltà un corno! Il
calcio a Caposele è morto perché la maggior parte della gente del posto ha
sempre sperato che la squadra del suo paese affondasse, perché non ci fossero
eroi, perché sarebbe stato più facile poi infierire sui poveri cristi di turno
che con enormi sacrifici cercavano di portare avanti un discorso sportivo. Nel
migliore dei casi chi ha fatto calcio a Caposele ha operato nell’indifferenza.
Solo nei primi anni dell’US Caposele, e parlo di un periodo che non supera il
1985, ho visto una squadra nel nostro paese con la gente che faceva il tifo. Ma
erano altri tempi quelli, c’era ancora voglia di riscatto.
Quando parlo della fine
del calcio a Caposele ovviamente non intendo che la gente non giochi più a
pallone. Il crollo dell’ultimo baluardo del calcio Caposele, l’Olimpia,
ha infatti ingigantito la diaspora dei nostri talenti calcistici. A
Caposele non si può fare calcio ma giocarlo si può eccome. C’è chi si alza
la domenica mattina, dopo una settimana di levatacce per il lavoro, per dare
quattro calci nel vecchio campo Liloia. C’è chi è disposto a stare in
panchina il mercoledì sera pur di giocare almeno dieci minuti con il gruppo
degli OVER 30. Ci sono tanti forti giocatori caposelesi, giovani e non, in giro
per l’Irpinia. E la stragrande maggioranza di loro non gioca
nell’Interregionale, in Eccellenza e nemmeno in Promozione. Giocano in prima,
seconda e addirittura terza categoria. Si mettono in macchina, vanno a fare due
allenamenti settimanali e viaggiano pure quando giocano in casa. Potevano
starsene a Caposele a fare gli stessi campionati, sarebbe stato più comodo.
Ma chiedetelo a Roberto
Notaro cosa c’è di diverso a giocare fuori. Roberto ha giocato per anni a
Caposele e da un mese è tesserato con una squadra di terza categoria di Teora.
Domenica ha segnato il suo primo gol casalingo. Ne ha fatti tanti anche a
Caposele. Ma a Teora è venuto giù lo stadio. E' corso verso gli spalti per
accogliere il caloroso abbraccio del pubblico ed in particolare di un'icona del
calcio Teorese, Massimo Marzullo e il tutto sotto gli approvanti del Mitico
Kelly. Roberto ha dichiarato alla stampa: “E’ stato emozionante vedere la
gente esultare. Per la prima volta mi è sembrato di giocare per la gente e non
solo per me e per i compagni di squadra. In tanti anni a Caposele non mi era mai
successo.”
J.H.
Il dibattito inizia ad animarsi....pubblichiamo l'e-mail ricevuta da ROI BEATTY sull'argomento.
Un parere
27 febbraio 2002
Caro Jerry Holland,
da qualche tempo, uso, tutte le volte che avvio una connessione ad internet, fare una
"puntata" sul tuo sito. Saluto con piacere la tua iniziativa, e anche se fonda il suo successo su temi dalla dubbia moralità
(assolutamente non per colpa tua), tutto il contorno (gli articoli sullo sport; le
piccole cronache cittadine; l'album fotografico; la satira etc.), non è affatto
male.
Recentemente ho letto il tuo articolo sulla morte del Calcio nel nostro paese. Mi dispiace che tu abbia
addossato al pubblico tutto il peso della colpa. In coscienza, ritengo, che non è proprio così. Proprio per
questo ho deciso di scrivere alla redazione, ai caposelesi, e a te in particolar
modo. Con la certezza che il mio intervento riceva un decoroso trattamento, ti ringrazio anticipatamente.
Ma veniamo a noi. Brevemente, e senza la pretesa di riscrivere l'etica
caposelese: è vero che a Caposele la voglia di giocare è tanta, ma è altrettanto
vero che anche la voglia di "seguire" è perlomeno eguale. Non so tu, ma io ricordo,
con grande piacere, gli affollati pomeriggi (e serate) estivi, proprio lì, al campo Liloia. Non è forse pubblico
quello?! Non è forse sintomatico del fatto che a Caposele il calcio piace, e questo non vuol dire che una
rappresentativa farebbe "piacere""! Si, è vero, il pubblico estivo è tutto altro perché
c'è il ritorno degli emigranti, ma proprio questo deve essere spunto di riflessione: la
verità è forse che a Caposele non c'è più pubblico, non c'è più gente! Ho letto
un intervento nel forum che diceva che a Caposele oggi siamo in meno di 3600, forse allora è proprio
questo il motivo della "morte""!
Ma no! Non può, infatti se a Caposele oggi siamo in tremilaseicento, non oso pensare a quanti siano a Teora, la
dove, però, il calcio vive!
Allora qual è questa "causa di morte"" Tu ritieni sia una questione di mentalità!
E" vero, a Caposele "l'invidia" regna sovrana in ogni dove (il tuo sito ne è inconsapevole espressione), blocca tutto ciò che si tenta di fare,
divide con forza gli uni dagli altri e uccide il concetto di umiltà e di amicizia. Una volta, ad uno dei tanti concerti
di piazza, facendo i complimenti ad un nostrano chitarrista, fui sconvolto dalla replica della persona
che mi stava affianco: "Si mi m'baru so sicurament megliu!" Nessuno ha la sacrosanta capacità (e merito) di sottomettersi
almeno in qualcosa all'altro. La questione è che ognuno pensa di essere "il
migliore", migliore nello giocare, migliore nel vendere, migliore nel cantare, migliore
nello sfilare (e qui si potrebbe aprire un"infinita discussione), migliore nello scrivere, nel declamare, e migliore finanche nel ridere; e se
qualcuno è maggiormente capace in maniera disarmante in qualche cosa, ecco che diventa
subito un coglione, un ladro, un ricchione, un cornuto, e via discorrendo!
Ma il bello è, che a Caposele, neanche chi assume uno di questi aggettivi ha l"umiltà di riconoscersi una persona uguale agli altri, e diventa
subito un giocatore ad "alti livelli", un avvocato di fama, un chitarrista da
Grammy,
una/un modella/o da Grand Defilè , un giornalista da Corriere della Sera e addirittura un comico di razza.
Tutti sanno incarnare quel "Refordiano" Migliore, anche nel gestire una squadra.
Qualche tempo fa ho sentito qualcuno, (forse eri proprio tu!) che si lamentava del fatto che a Caposele non si riusciva a trovare un accordo
per fare un unico forte Club. Ecco che il decantato Derby, il bipartitismo calcistico
caposelese, diviene il simbolo della disfatta del calcio. Ricordo anch'io quei tempi! La GS, con la sua tradizione, a veleggiare con ottimismo a
metà classifica, la fantasmagorica Tour ad "alti livelli" lanciata verso la prima
categoria.
Forse, il tempo vuole che sia stato Generoso il più lungimirante, infatti è resistito più a lungo del mistificatore
dalla numerosa dentatura, fantomatico"proprietario" anche della Battipagliese per soli 7 miliardi di vecchie
lire, il quale giurava di condurre la Tour fino alla serie C. Ed eccolo qua, il ragionamento sulla mentalità ritorna! Ecco lo spettro
dell'invidia,e di ciò che ne consegue, aleggiare solitario per le vacue strade a
ciottoli bianchi e rossi (o neri) di Caposele. Ecco morire del calcio, eccola, già
percettibile, la morte del paese.
Roy Beatty
per intervenire sul dibattito scrivete all'indirizzo caposeleonline@yahoo.it
Per chi ha voglia di documentarsi sull'Olimpia Caposele ricordo che il sito (non ufficiale) della società è attivo da più di due anni all'indirizzo www.geocities.com/gernota/olimpiacaposele.html . Potete trovarci le foto societarie, le cronache delle gare degli ultimi due anni, la storia societaria e riferimenti ai tornei locali di calcio.