Risultati e analisi del megasondaggio
Il commento di Lucio

 

21 aprile 2007

Caro Jerry,

mi permetto di commentare brevemente i risultati del sondaggio, o meglio di dare una lettura leggermente diversa dalla tua.

Innanzitutto io non vedo un quadro raccapricciante ma solo a passo (quasi) coi tempi. Infatti il mancato successo de “i pettegolezzi”, “andare a Lioni perché a Caposele non c’è un cazzo da fare” non implicano una rinnegare le proprie radici, la propria storicità, ma forse semplicemente una comunità locale, che finalmente si apre e non vive più esclusivamente centrata su sé stessa (era ora!!).
In particolare penso all’autorefenzialità che ha spesso contraddistinto il caposelese medio, che riusciva a trovare una propria identità solo fra le mura (immaginarie) del proprio paese e che si sentiva spiazzato e fuori contesto appena oltrepassava Chianu Panniellu; che alimentava il proprio controllo sul contesto appunto con i pettegolezzi e che, grazie a questi, riusciva a sentirsi sicuro di muoversi in uno spazio ben conosciuto, ma immagino tu sia d’accordo con me, pur sempre limitato e non molto arricchente.
“L’andare a Lioni….”, a mio parere, ha sostituito “i giri in auto fra Caposele e Materdomini” (alla faccia della crisi del petrolio!!), e questo credo sia stato favorito anche da più efficienti collegamenti stradali, ma anche da una voglia di uscire dai propri luoghi antropologici e mettersi in discussione, confrontarsi in contesti più ampi e meno autorefenziali (vedi sopra). Insomma, sembra che i tempi abbiano curato il caposele dalla sindrome del contadino di De Martino (per chi non ricorda, il contadino in questione andava in panico non appena il campanile del paese usciva dalla sua visuale!!).

Tutto sommato le radici storiche, il senso d’appartenenza restano, gustosamente rappresentate da “fusilli e matasse” che, d’accordo con te, metterei nello stemma comunale; come anche il piacere di una passeggiata o passare una serata al bar. In verità fra le voci avrei aggiunto anche: “la chiacchierata di mezzogiorno davanti al comune o al tabacchino di Eugenio”, “il caffè e il digestivo da Zarra”; per poter cogliere quelle piacevoli abitudini che fanno sentire tale un caposelese quando ritorna.
Non vorrei che qualcuno, invece, fosse colto dalla sindrome dell’emigrato, ossia quella voglia di ritrovare tutto come si è lasciato, tipica di chi è partito e ritorna solo periodicamente (per capire quanto questa sindrome sia forte, pensa agli emigrati oltreoceano che conservano lingua e valori tipici del periodo della loro partenza) ed esser portato a fare una lettura eccessivamente critica dei risultati.

Quindi, caro Jerry, io penso che il Caposele stia uscendo dal guscio e stia imparando a confrontarsi e colonizzare spazi altri, il rischio, magari, potrebbe essere quello di riproporre le dinamiche da piazza Sanità nei luoghi dove ora spende il suo tempo libero. Guardando quello che succede a “Le Bistrot” o davanti a “Il Bacio” mi viene sempre il dubbio se ci si stia aprendo o soltanto ci si stia appropriando di nuovi spazi mantenendo ben salda una certa chiusura e una voglia di restare “caposelesi” a tutti i costi. Ricordo un po’ spiacevolmente chi, forse non cogliendo appieno le potenzialità che una realtà come Napoli poteva offrire, aveva fatto di Piazza San Domenico, a Napoli appunto, una Sanità senza cerze!!!

Una considerazione a parte, la farei per lo scarso successo che ha ottenuto la montagna, patrimonio che spesso viene utilizzato banalmente senza pensare alle sue reali potenzialità. Tutto sommato, comunque, so di persone che ancora si impegnano per conservare e magari valorizzare un territorio storico e culturale che non si limita al solo contesto urbano.

Il calcio? Mah!! Qui lascio esprimere gli esperti: non vorrei tirarmi addosso le critiche di chi ancora vive il pallone come occasione “per trovar bella donzella”…e magari lo stesso discorso potrebbe essere fatto per la musica. Talenti che potrebbero essere coltivati diversamente??!! Magari potrebbe essere una tua futura riflessione.

Un’ultima domanda, forse un po’ provocatoria: pensi davvero che l’emigrato esca solo ogni due mesi, magari per una pizza???!!!!

Lucio Nesta