L'epica finale dell'85

EDIL SOZIO torneo locale giovanile 1985.
In piedi da sinistra: Pasquale Grasso (vice-allenatore), Batore, Tonino Acone, Alfonso Sturchio, il compianto Vincenzo Galdi, Vincenzo Zanca, Angelo Caruso, Gino Amendola, Giuseppe Mattiali, mister Raffaele Grasso.
Accosciati da sinistra: Donato D'Alessio, Massimo Zanca, Sabatino Cipollini, Marco Ceres, Enzo Nesta, Armando Grasso, Perlorenzo Pallante e Jerry Notaro. (cliccate sull'immagine per ingrandirla)

 

Qualche giorno fa ero a casa del vecchio amico Armando (Maverick per gli amici) per rendere doveroso omaggio al suo primogenito Edoardo, nato da sei mesi ed alla prima visita a Caposele, quando, sfogliando un vecchio album, una foto mi ha fatto accapponare la pelle e contorcere le viscere dall'emozione. Quando una vecchia immagine ti arriva casualmente tra le mani la mente parte subito in un viaggio a ritroso nel tempo per cercare di ricomporre i pezzi della memoria. Mentre cerchi di capire quando è stata scattata e da chi e cerchi di dare un nome a tutti quei visi, i ricordi si affollano e diventano piano piano più nitidi fino a prendere forma di una storia da raccontare.
Correva l'anno 1985 ed il calcio a Caposele era vivo come non mai. Risaliva a soli tre anni prima l'inatteso e splendido successo italiano al mundial spagnolo e tutti i bambini che prendevano a calci un pallone sognavano di ripetere l'urlo disperatamente felice di Marco Tardelli, tutti sognavamo di far gonfiare la rete e correre per il campo urlando a squarciagola con i pugni chiusi.. Il paesino viveva ancora i disagi del terremoto ma, se da un punto di vista sociale la disclocazione di buona parte della popolazione in nuclei abitativi periferici era stata una tragedia, dal punto di vista calcistico lo sfollamento del centro storico aveva quadriplicato gli spazi "giocabili". Le Fornaci, i Piani, Santa Caterina, pullulavano di calciatori in erba che, a differenza delle precedenti generazioni confinate nei loro ungusti "piazzini", avevano a disposizioni nei nuovi quartieri ampi spazi per giocare. L'anno precedente il mitico Batore, per venire incontro all'esigenza dei tanti calciatori in erba di confrontarsi in un contesto più agonistico, aveva avuto l'intuizione di organizzare per la prima volta un torneo giovanile di calcio estivo da affiancare all'usuale torneo senior. Il successo era stato strepitoso e da allora i tornei giovanili diventarono un appuntamento fisso dell'estate caposelese. In quell'estate dell'85 si disputò dunque il secondo torneo giovanile e la finale vide la presenza di un derby edile EDIL SOZIO contro EDIL MEROLA (erano anni in cui si costruiva molto!). Nel girone eliminatorio dal confronto diretto era uscito un rocambolesco 6-6 (partita in cui realizzai il primo gol della mia onorata carriera) mentre le altre contendenti erano state agevolmente superate.
Il pronostico era incertissimo, gli spalti del vecchio campo di Dio Martinoerano gremit, l'emozione di chi affrontava quella gara era altissima. Quella era la partita della nostra vita, nessuno di noi aveva mai giocato una gara così importante, vi potrà sembrare eccessivo ma per un ragazzino la finale di un torneo locale è come una finale di Coppa dei Campioni. Ricordo tutto nitidimanete come se fossero passati pochi giorni e non 23 anni. Nel primo tempo l'equilibrio fu rotto da un gran gol di Angelino Lardieri che sbloccò il risultato per EDILMEROLA. Noi (SOZIO) attaccammo invano per tutto il resto del primo tempo ma quella palla proprio non ne voleva sapere di entrare. Nella ripresa i nostri continui attacchi ontinuarono ed essere vani e prima Gerardo Nesta e poi Leo Manente, con due magistrali gol in contopiede, fissarono il risultato sul 3-0 ipotecando la coppa per la loro squadra. Mancavano dieci minuti o poco più al termine ed il sogno di un estate sembrava ormai svanito. Vincenzo Zanca segnò quello che appariva ai più il gol della bandiera ma dopo pochi minuti Tonino Acone, capocannoniere del torneo, realizzò il punto del 2 a 3. Tutto era di nuovo possibile e riprendemmo ad attaccare con foga fino a che l'arbitro organizzatore Batore indicò giustamente il dischetto del rigore per un fallo subito non mi ricordo da quale nostro giocatore (mica mi posso ricordare tutto!). Gino Amendola trasformò con glaciale precisione il penalty dandoci un pareggio che sembrava impossibile. Si andava verso gli inevitabili supplementari quando la sagoma di Armando Grasso (Maverick), allora 11 anni e non più di un metro e quaranta, si elevò più in alto di quanto potesse per incornare alla perfezione un cross dalla destra. Un colpo di testa perfetto che scavalcò il portiere ed andò a concludere la sua magica parabola poco sotto l'incrocio dei pali. Armando potè finalmente rifare l'urlo di Tardelli e noi ci sentimmo come gli azzurri dell'82!
Da 0-3 a 4-3 negli ultimi dieci minuti, roba da non credere, roba da far impallidire pure la rimonta del Liverpool sul mio Milan di venti anni dopo (probabilmente il prezzo che ho dovuto pagare al destino per aver vinto quel torneo in quel modo!). Spero di non aver annoiato nessuno con questo tuffo nel passato, spero di aver rinfrescato i ricordi di qualcuno dei ragazzini che allora diedero vita all'epica sfida. Arrivederci al prossimo amarcord!