Riceviamo e pubblichiamo un articolo sul venticinquesimo anniversario del terremoto
Dopo venticinque anni bisogna guardare avanti
19 novembre 2005
Un altro inverno è alle porte. Il freddo
inizia a penetrare nella valle, insinuandosi tra i monti che adombrano il vecchio
borgo nelle prime ore del pomeriggio. Col freddo la gente, già sparita
da un pezzo, ha un altra scusa per rinchiudersi al sicuro tra le calde mura
domestiche. Tra qualche giorno però c'è da uscire a commemorare
l'ennesimo lustro.
Venticinque anni sono passati da quel terribile minuto che ha cambiato la storia
del paese. E quella data è ancora lì a ricordarci l'imponderabile,
il corso degli eventi che può sobbalzare come l'ago di un sismografo.
Venticinque anni ma sembra ieri ed è strano che la stessa sensazione
pervada anche chi allora non era che un ipotesi futura, chi sarebbe nato solo
anni dopo.
Gli anni sono passati, il paese ha mutato aspetto, i giovani di allora sono
genitori di nuovi giovani, i bambini dell'ottanta sono persone abbastanza mature.
Venticinque anni, poco meno del tempo che è durato il muro di Berlino,
due epoche diverse tra la sua costruzione ed il suo dolce crollo. Venticinque
anni sono tanti, sono una generazione che cresce, va a scuola, si sposa e vede
i figli crescere. Ma a Caposele il tempo scorre più lentamente,come le
fredde acque del suo fiume ingabbiato. Il sisma non è un lontano ricordo,
come dovrebbe, ma stretta attualità, un evento troppo fresco per essere
dimenticato. E' ora di lasciarcelo alle spalle, di cancellarlo dalla memoria
breve e guardare avanti.
Credo di capire perchè si continui a lustrare le macerie per metterle
in mostra una volta l'anno. Nei paesi del cratere si teme l'oblio, si teme che
le nostre terre vengano dimenticate, e quell'evento, nella sua tragica enormità,
è l'unico momento storico in cui l'irpinia è entrata nella geografia
mass-mediatica italiana e mondiale. Ma desideriamo davvero essere ancora dei
terremotati? Io no! Voglio che la mia terra sia citata per la bellezza della
sua natura, per la particolarità degli assetti urbani e la modernizzazione
che va al passo con la storia.
Non sarò in corteo per il venticinquesimo 23 novembre, basta con le commemorazioni.
Ricorderemo per sempre chi ci ha lasciato in quella tragica sera, non finiremo
mai di ringraziare i volontari che sono accorsi da ogni parte d'Italia, ma non
faremo più di quella data il punto di riferimento della nostra storia.
Non può essere una distruzione la data più importante nella storia
del mio paese.
Un giovane caposelese