di DONATO GERVASIO
Sono contento come
non lo sono mai stato nella mia vita. Come lo si è quando si assiste
alla sconfitta umiliante di chi ha finora parlato senza cognizione, senza diplomazia.
Contro di te, prevenuto e perciò convinto solo che ce l’avessi
con qualcuno e basta. Avete perso tutti.
Il liceo “De Sanctis” di Caposele, lo saprete già, avrà
una sede tutta per se, costruita di pari in bianco. Lo hanno deciso nell’assemblea
convocata da Giovanni Romano in Provincia, ieri 11 novembre. Un incontro resosi
necessario dopo i primi articoli della mia inchiesta dedicata al liceo, che
hanno pesato
molto. Ne sono certo perché fu lo stesso Romano a dirlo, con una chiamata
in redazione: “Ho letto i vostri articoli ed ho capito che le proteste
degli studenti del liceo sono fondate. Questa non può essere una telenovela.
Dobbiamo trovare una soluzione”. E convocò sindaco e preside. Qualcuno
continuava però, frustrato da un bruttissimo senso d’impotenza,
a domandarsi, con una malizia morbosa, chi fosse questo Romano, cosa volesse
e cosa potesse fare. Avete visto chi è adesso? Un milione e trecentomila
euro circa pronti per una nuova sede. Dico una nuova sede, che è sempre
stata la soluzione più utopistica che potesse esistere per questo caso.
Invece adesso l’avremo, o meglio dovremmo averla: non c’è
una garanzia totale, ma comunque molto ampia. Complimenti, allora. Al vice sindaco
Gerardo Monteverde che era ieri presente in Provincia, a tutti coloro che si
sono impegnati, tra i quali figura sicuramente il sindaco Melillo, e a tutti
i membri della VI commissione provinciale che sono riusciti a concepire tutto
questo. Bravi, davvero.
Adesso rendetevene conto voi stessi di quanto fossero mirate e a cosa le polemiche,
i diktat di alcuni balocchi, una specie purtroppo in netta prolificazione nel
nostro paese. Se qualcuno si fosse fermato di fronte a quelle minacce d’ostracismo
al quale fa riferimento un guest del book di questo sito (non sarà certo
di stampo berlusconiano però!), il liceo avrebbe perso la sua battaglia.
Menomale che non siamo nell’antica Atene e che, se il popolo avesse votato
sul suo coccio, come accadeva per l’ostracismo, io sarei uscito indenne.
Adesso la sconfitta è la loro, di quelle persone che pensavano che io
volessi fare cattiva pubblicità al liceo, addirittura che volessi la
sua soppressione. Questi sono i risultati: tra qualche anno nascerà una
nuova struttura per l’istituzione scolastica più importante della
zona. E ho dovuto scrivere io, imperversare, per scoprire e far capire le cose
com’erano, che andavano molto male. Poi, a prescindere da chi sia stato
l’oggetto dei miei articoli. Intanto, così facendo, ho vinto. Ed
ho vinto una guerra importante. Perciò, casomai qualcuno un giorno dovesse
spartire i meriti per questa vittoria, che inviti anche me. Almeno solo per
guardare come un sogno si sia realizzato.
12 novembre 2004